lunedì 10 settembre 2012

Una certa idea di Provenza


Le vacanze estive in casa Gastronomica sono merce rara. I motivi sono vari: le mie sospensioni del contratto di lavoro ondivaghe che spesso mi vedono intenta a sceneggiare sotto il solleone, la difficoltà di trovare compagni di viaggio dato che la maggior parte dei nostri amici - saggiamente - va in vacanza a luglio, l'arduo compito di trovare qualcuno di affidabilissimo a cui lasciare in custodia i cani e, non ultimo, l'impossibilità di scegliere una meta che renda felice sia me che il consorte.

Quest'anno, quando abbiamo assodato che la mia unica settimana libera sarebbe stata quella di ferragosto e che no, era impensabile che la trascorressimo a Napoli, è drammaticamente partito il toto-destinazione. Il consorte voleva andare al mare e io invece no. Allora ha proposto Berlino, ma per me è impensabile visitare una grande città in piena estate, quando ad affollarne le strade ci sono solo turisti. Così ho proposto la montagna, ma lui era certissimo che si sarebbe annoiato a morte. Voleva qualcosa di più dinamico, di più vario... E allora ti becchi la Provenza - ho pensato fra me e me, certa di aver finalmente trovato la nostra meta.

Convincerlo non è stato difficile, non dimentichiamo che il consorte è per metà francese e il richiamo della madre patria ha subito fatto presa. Inoltre, diciamolo, la Provenza è una di quelle mete del cuore, uno di quei posti in cui si desidera andare fin da quando se ne ha memoria. Un posto romantico, magico, perennemente profumato di lavanda, dove tutto è un po' fané, délabré, delavé, ma con tanto tanto charme. O almeno così pensavo...

O donne che avete plasmato la vostra idea dell'amore guardando French kiss e Un'ottima annata, che avete sospirato alla vista di mobili decapati e bacili di zinco pensando che intorno a quelli avreste voluto costruire la vostra casa, che vi illanguidite alla vista di una pianta di lavanda e vi siete cimentate nella preparazione di qualsiasi tipo di tapenade nell'attesa di poterne assaggiare una artigianale fatta in loco, ho una tremenda notizia da darvi: la Provenza non esiste.

Probabilmente sto svelando un segreto di quelli che tutti conoscono anche se nessuno lo ammette, perché mi rifiuto di credere che sia stata la prima e sola ad accorgersi che la Provenza è un bluff. Per carità, in effetti c'è tutto quello che uno si immagina, ma in dosi omeopatiche, come fosse un'interpunzione che ti sorprende di colpo in mezzo a tante brutture.

Innanzitutto la Provenza è turistica, ma turistica in senso brutto, dozzinale. Abbondano i bistrot pacchiani con le sedie di plastica e gli ombrelloni sgargianti, che spacciano croque monsieur di infima fattura e coca cola come se piovesse, i negozi di souvenir con l'immancabile sapone, gli immancabili mazzolini di lavanda, le immancabili herbes de Provence, e ancora statuine, calamite, fermacarte a forma di cicala o portachiavi con la cicala che frinisce, in modo che, acquistandoli, si possa godere del caratteristico tappeto sonoro provenzale anche una volta tornati a casa.

Di contro, molto di quello che non è pacchiano sembra essere finto. Paesini che paiono lavati col sapone (ovviamente di Marsiglia) ogni mattina, case con gli infissi stinti al punto giusto, cioccolaterie da cui ti aspetti di veder spuntare Vianne (ma lo sanno che Chocolat è stato girato in Borgogna?), vecchietti che sembrano aver vinto il concorso per la migliore interpretazione del tipico vecchietto provenzale e se ne stanno seduti al caffè della piazza - questa volta con tavolini e sedie in ferro battuto - a bere pastis come tradizione vuole.

Guardandoli con un occhio smaliziato, ti accorgi poi che in questi paesi c'è sempre una boutique chic che vende abiti di Ter et Bantine e Valentino, ballerine Repetto e bijoux di Chanel, una gourmandise che spaccia paté, tapenade, miele, spezie, petit beurre e pain d'épice in confezioni talmente deliziose da dare la nausea e un negozio di accessori per la casa dove abbondano le tovaglie di lino in colori polverosi, i bicchieri fatti a stampo, le alzatine, i cestini in fil di ferro e i piatti dall'aspetto demodé che, diciamolo pure, sono gli stessi che ormai si trovano tranquillamente anche in Italia in un qualsiasi negozio Comptoir de Famille.

Certo, la Provenza ha paesaggi bellissimi e percorrendo la Route de Jean Moulin, la Route d'Orgon, Les Alpilles, Le Parc Naturel Régional de Camargue, le Gorges du Loup, o la Route des Crêtes, più volte ci siamo fermati ad ammirarli... ma inevitabilmente i nostri commenti erano "Che bello, sembra la Toscana!", "Incredibile, sembra d'essere in costiera!"

Insomma, bisogna andare in Provenza armati di una bella lente d'ingrandimento e cercare il particolare provando a dimenticare il contesto. Perciò evitate di andarci in alta stagione e forse troverete meno signori panciuti con bermuda e sandali indossati sopra i calzini che vagano bevendo birra.

Evitate poi di scegliere mete smaccatamente turistiche - assolutamente bandite Avignone (una delle città più brutte e fatiscenti che io abbia mai visto), Fontaine de Vaucluse (all'origine forse anche carina, ma il turismo sportivo l'ha trasformata nel trionfo del baretto becero), Les Baux de Provence (un paesino fantasma ormai popolato solo da turisti e impregnato del fetore di patate fritte e cibo da asporto nelle cui stradine bisogna camminare in fila indiana. Mi ha fatto lo stesso effetto devastante che all'epoca mi fece Mont-Saint-Michel), Arles (folla ovunque, negozi pacchiani e, se permettete, gli anfiteatri romani ce li abbiamo anche a casa), Saintes-Maries-de-la-Mer (un avvilente incrocio fra Mondragone e Ischia Porto durante la festa di Sant'Anna), Salon de Provence (chinatown in piena Provenza), Saint-Paul-de-Vence (la succursale chic di via Montenapoleone, con tanto di milanesi sboroni), Grasse (una cittadona devastata dalla speculazione edilizia).

E adesso, dopo averne parlato tanto male, ecco un elenco delle cose che mi hanno colpito al cuore e che - se mai dopo questo post ancora vi pungesse vaghezza di farlo - non dovete assolutamente tralasciare se andate in Provenza.

Innanzitutto i posti  dove abbiamo soggiornato: UnE VuE SuR CouR a Lagnes, minuscolo paesino a una manciata di chilometri da L'Isle Sur La Sorgue. Si tratta di uno chambre d'hotes, praticamente un bed&breakfast, gestito da Marie-Nöelle Begat che ha, nel cortile dove affacciano le due stanze riservate agli ospiti, il suo delizioso atelier di pittura (volendo si possono anche seguire dei corsi).

Le stanze sono state arredate dalla stessa Marie-Nöelle con mobili di recupero, trasformati in pezzi unici con estro e incredibile buongusto mentre alle pareti ci sono molte opere della padrona di casa. La colazione, casalinga ma ricca e golosa, è servita in terrazza, all'ombra del gazebo, e ogni giorno c'è una mise en place diversa.

Marie-Nöelle è una donna creativa, forte, allegra, generosa, piena di vita e di risorse, con la quale è piacevole trattenersi a chiacchierare di qualsiasi cosa, perché ha mille interessi e mille argomenti. È solo grazie alle dritte che ci hanno dato lei e suo marito Michel se al nostro viaggio sono state aggiunte alcune delle tappe più significative.


all'ingresso, subito dopo il cancello...


Tosca che, come dice Marie-Nöelle, è la padrona di Michel


l'antico lavatoio in pietra nell'atelier di Marie-Nöelle


Scott, il gatto di casa. Sicuramente il micio più socievole che io abbia mai conosciuto


un'aiuola in cortile


la finestra sulle scale


 vista dalla terrazza su cui si fa colazione


il mobile con le rondini che domina la terrazza

Il secondo posto in cui abbiamo dormito è talmente bello da non sembrare vero. Si tratta del Mas dou Pastre, che si trova sulla Route de Jean Moulin, esattamente a un chilometro da Eygalières. Questa antica casa di campagna è collocata al centro di un uliveto e un immenso platano fa ombra alla sua facciata. La cura del grande parco e degli ambienti è quasi maniacale, non c'è nulla che sia lasciato al caso e tuttavia tutto è piacevolmente familiare e rilassante.

Le stanze, piccole costruzioni in pietra annesse all'edificio principale (ma volendo si può anche scegliere di dormire in una roulotte gitana rimodernata), sono arredate con vecchi mobili dall'aria vissuta, letti in ferro battuto e i bagni, con le grandi vasche in ferro smaltato e i ripiani per i lavandini rivestiti di zinco, sono talmente belli che a volte sono lasciati a vista.

Ma la cosa davvero impagabile di Le Mas dou Pastre è il parco. Ci sono piccoli angoli attrezzati a salotto sparsi un po' ovunque, un orto così curato da essere commovente, e oggetti di brocantage lasciati in giro come se fossero stati sempre lì, come se avessero cominciato ad usarli negli anni '30 e non avessero poi mai smesso di farlo. E poi, un po' in disparte in un recinto e lontana dalla vista, c'è la piscina, piccola e discreta ma impagabile.

Non si può dire che sia un posto economico e certo non c'è la stessa accoglienza familiare che abbiamo trovato altrove, ma vale la pena rompere il salvadanaio pur di dormirci almeno una notte.


i tavoli per la colazione sistemati sotto il grande platano


trastulli d'antan per i bambini


la nostra stanza


sedie fra gli ulivi


l'orto


l'angolo gipsy


i carrellini per trasportare i bagagli

Il terzo e ultimo posto è la Bastide Valmasque a Biot. Confesso immediatamente che in questo caso potrei essere di parte perché la Bastide appartiene a Claudia e Philippe, che conosco da una vita (Claudia è la sorella del mio testimone di nozze), ma sfido chiunqe a non innamorarsi di questo posto incantato.

La Bastide, che in omaggio a Napoli e a Claudia è di un bel rosso pompeiano, è immersa nel verde e nel silenzio di un curatissimo giardino e racconta, a partire dagli arredi per finire al tè speziato servito la mattina per colazione, la storia di queste due meravigliose persone che hanno vissuto per molti anni - e in parte ancora lo fanno - fra l'Italia, la Francia e l'India.

Alla Bastide si respira un'aria cosmopolita, impregnata di un'eleganza rilassata. Viene voglia di togliersi le scarpe e mettersi comodi, tanto ci si sente a casa propria! L'accoglienza è calda e generosa, Claudia e Philippe si prodigano per fornire ai loro ospiti indicazioni sui posti da visitare, sui ristoranti, sui mercati, sulle spiagge dove fare il bagno e corredano il tutto con piantine home made per far sì che nessuno abbia difficoltà a orientarsi.

Non è raro che si improvvisi un aperitivo sulla bella terrazza o addirittura una cena, con gli ospiti chiamati a cucinare le loro specialità da condividere poi nello spazio esterno dedicato alla prima colazione. Insomma, alla Bastide è facile dimenticarsi che ci si trova in un bed&breakfast tanto ci si sente fra amici a casa di amici. 

E se vi innamorate perdutamente di una qualsiasi delle cose che sono in casa, non c'è alcun problema: alla Bastide qualunque cosa è in vendita... e lo sa bene il consorte che è tornato a Napoli vittorioso con il tritaghiaccio anni '70 che aveva sempre desiderato!


relax in giardino sui lettini indiani


l'angolo del bancone dove c'è tutto il necessario per prepararsi il tè a qualunque ora


Shouka, la cagnolina di Claudia


l'angolo per la colazione sul retro della bastide


una delle mensole in cucina


andando verso il giardino

Ora che sapete dove dormire vi dico dove mangiare e cosa vedere, ma lo faccio rapidamente perché credo di avervi tediato anche troppo (volevo farmi perdonare per i due mesi e passa di assenza).

Vale la pena di andare a cena al Mas Tourteron a Les Imberts, ai piedi di Gordes. Un giardino incantato e cibi deliziosi, anche se il servizio lascia un po' a desiderare.

 
Gradevolissimo anche L'Oustau de l'Isle, a L'Isle sur la Sorgue. D'estate si cena nel patio, dove i tavoli di ferro battuto hanno forme e colori diversi e le porte sono sormontate da mensole zeppe di vecchi fiaschi e bottiglioni enormi. Ma preferite il piatto di formaggi ai dolci, che sono il punto debole del menu.


L'Auberge de Lagnes, a un passo da casa di Marie-Nöelle, è il posto dove in assoluto abbiamo mangiato meglio. Non ci hanno portato nulla che fosse meno che eccellente, dalle entrée ai dessert, e tutto era impiattato con garbo, ma senza la ricerca spasmodica della decorazione. I dolci poi erano commoventi, e scrivendo ancora mi torna in mente il gusto meraviglioso della loro tarte au citron. D'estate si cena per strada, in una piazzetta alberata riparata da una serie di tende sistemate ad altezze diverse, ma sia i tavoli che le sedie sono di plastica e quindi un po' deludenti.


A Eygalières, fermatevi da Sous les Micocoulieres. Pane e tapenade eccellenti, cucina creativa ma intelligente e non solo modaiola. Si pranza in giardino, sotto gli alberi, guardando i molti gatti che si crogiolano al sole. La piccola madeleine servita con il caffè è indimenticabile.


Ancora, alla bouvette della Fondation Maeght, a Saint Paul - un museo meraviglioso, una tappa assolutamente da non perdere - una strepitosa pissaladière, una terrina di verdure con una salsa al dragoncello che richiedeva un applauso e un taboulé con gli scampi deliziosamente fresco e aromatico.


Se capitate a Biot prima che venga l'autunno, andate al Museo Fernand Léger e, prima o dopo la visita, fermatevi a mangiare a La Bouvette du Jardin. È l'ultima occasione che avete per farlo, perché dall'anno prossimo la Bouvette verrà smontata. Si tratta di un chioschetto all'aperto, gestito da Michèle Parnel e sua figlia. In questo luogo incantevole potrete mangiare un'insalata, o una fetta di quiche e delle tarte da standing ovation. La Bouvette du Jardin è la dimostrazione di come il buongusto, la creatività e la perizia possano rendere indimenticabile anche un chioschetto.


Da non perdere: il mercato dell'antiquariato a L'Isle sur la Sorgue. Il paese non è un granché, ma il mercato è da colpo di fulmine. Ad averceli avuti, avrei speso migliaia e migliaia di euro in trouvaille di cucina, mobilio industriale, sifoni, ceste, tavolini in ferro battuto e vecchie insegne luminose.




La Carrières de Lumières nella cava abbandonata ai piedi di Les Baux de Provence.  Sulle immense pareti della cava vengono proiettati quadri di pittori famosi (quando ci siamo andati noi Van Gogh e Gaugain) che sfumano l'uno nell'altro e si animano dando vita a uno spettacolo da pelle d'oca (in parte dovuto anche alla temperatura polare della cava). 


Saint Remy de Provence è un paesone e solo il centro storico è veramente gradevole, ma vale la pena andarci per fermarsi a pranzo al Mas de la Pyramide. Non l'ho inserito fra i ristoranti perché la cucina, che pure è sincera, non è certo uno dei punti di forza di questo luogo. 

Si tratta di una cava che da otto generazioni o giù di lì appartiene alla stessa famiglia. Per secoli i Mauron hanno scavato finendo per costruire nella roccia perfino la loro casa. Al Mas de la Pyramide ormai non si scava più ma Lolo, l'ottantottene ultimo esponente della famiglia che, essendo scapolo e senza figli, ha deciso che alla propria morte donerà il Mas al comune di Saint Remy, coltiva la terra, alleva i polli e cucina per chiunque - alla modica cifra di 25€ per un pasto completo - voglia fermarsi da lui. La famiglia Mauron non ha mai gettato via nulla e così, in una parte della cava, si può visitare una sorta di museo degli attrezzi agricoli, a partire dai vomeri per gli aratri per finire ai trattori. 


la cucina della casa di Lolo


la cucina all'aperto


il pane secco preparato per i polli


tutti a tavola sotto la roccia


la fantastica Riste di Lolo


lusso fra i vecchi aratri

Il Museo Picasso e il Marché Provençal ad Antibes. Picasso è Picasso e non c'è da discutere, ma lo Château Grimaldi, dove il museo è collocato, è talmente bello che varrebbe una visita anche se non ci fossero quei magnifici quadri e quelle fantastiche ceramiche.


Vi avverto, il Marché Provençal di Antibes ha prezzi alla stregua di una gioielleria quindi pensateci bene prima di fare un acquisto, però passeggiare fra i suoi banchi ammirando le merci è un immenso piacere.
Ed è gratis.







Se dovessi scegliere un unico posto dove tornare opterei senza ombra di dubbio per Eygalières. Questo minuscolo paese ai piedi delle Alpilles, una delle zone più belle della Provenza, è discreto ed elegante e non vi è turismo di passaggio.

Tutto è curato, ma allo stesso tempo tutto è vero. Ci sono una boulangerie, una boucherie e una épicerie incantevoli, che però sono negozi di paese e non trappole per turisti. I ristoranti sono gradevoli e accoglienti e non c'è nulla di più piacevole che passare il tardo pomeriggio seduti al Cafè de la Place a prendere l'aperitivo, guardando le persone che passeggiano sul corso.

Ti accorgi che Eygalières è meta di un turismo ricco e stanziale solo quando vedi le auto parcheggiate - tutte d'epoca e in prevalenza Jaguar - o quando t'imbatti in John Malkovich, che lì ha casa. Impigrirvi a Eygalières per qualche giorno è il regalo più bello che possiate farvi.









Infine fate un giro a Gordes, Ménerbes, Tourette sur Loup, Mougins (un po' finto ma delizioso) e soprattutto andate a Digue à la Mer, punta estrema della Camargue, con una bella colazione al sacco, e perdetevi fra i sentierini sabbiosi ad ammirare i fenicotteri.


il castello di Gordes al tramonto


Ménerbes, giunti in cima


In cerca d'ombra a Tourette sur Loup


La cisterna dei pompieri al centro di Mougins


Digue à la Mer


i fenicotteri


Concludo arricchendo l'aneddotica della Gastronomica con un altro episodio imbarazzante. Ancora una volta - come già successo all'aeroporto di Londra a causa di 5 chilo di rabarbaro e 6 di posate d'argento comprate al mercato di Berdmonsy - ci siamo trovati a dover disfare le valigie al check-in per ridistribuire i pesi in modo che entrambi i bagagli venissero accettati.

La cosa comica è stata che solo in quel momento io e il consorte abbiamo scoperto che c'erano tutta una serie di simpatici souvenir che l'uno aveva comprato senza dirlo all'altro per paura di essere rimbrottato. Così se io me ne andavo in giro con mezzo chilo di grasso d'oca, svariati paté (ma non di foie gras), e un'intera fromagerie stipata in valigia, per contro lui aveva arricchito il suo bagaglio con sei bicchieri da pastis, una bottiglia di pastis 51, un tritaghiaccio e una mannaia dell'ottocento che io facevo fatica a sollevare.

Nonostante io abbia fatto sfoggio della mia storica abilità nel fare i bagagli (sono la reginetta dell'hoketi poketi), non c'è stato nulla da fare, abbiamo dovuto pagare ben 55 euro di sovraprezzo bagagli. La colpa, a dire del consorte, era da imputare ai 3 chili di irrinunciabili prugne mirabelle che avevo comprato a Biot (chissà mai perché non alla sua mannaia) che di colpo si sono trasformate nelle prugne più care della storia.


Una simile merce preziosa non poteva certo andare sprecata perciò, seguendo fedelmente la ricetta di Christine Ferber, con una parte ho fatto una confettura con limoni e miele di tiglio e con le restanti una torta che, tagliata a fette e messa in surgelatore, allieterà le colazioni del consorte per un paio di mesi, facendogli ricordare il ridicolo epilogo del nostro viaggio.


TORTA CON MIRABELLE E PINOLI

Per una teglia di 22 cm di diametro

350 g di farina 0
200 g di zucchero
50 g di zucchero di canna
150 g di burro
4 uova categoria A
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
250 g di prugne mirabelle
1 pugnetto di pinoli

Innanzitutto tirate il burro fuori dal frigo e, se andate di fretta, mettetelo al sole per farlo ammorbidire. Nel frattempo lavate le prugne, asciugatele, tagliatele a metà e privatele dei noccioli. In una ciotola lavorate poi il burro ammorbidito con lo zucchero bianco (andate senza timori di frusta elettrica) fin quando il composto non diventerà chiaro e spumoso. Incorporate quindi a questa sorta di crema i tuorli (per carità, tenete da parte gli albumi ché serviranno dopo) uno ad uno avendo cura di non aggiungerne un altro se il precedente non si sarà amalgamato. A questo punto unite anche la farina - già setacciata con il lievito - poco alla volta fino a inglobarla tutta. Quindi è il turno degli albumi montati a neve con un pizzico di sale che, come dice Laura Ravaioli, è più scaramantico che altro, ma si sa, io sono napoletana. Unite poi gli albumi al composto avendo cura di mescolare dal basso verso l'alto e versatelo nella teglia che avrete rivestito con della carta forno bagnata e strizzata affinché aderisca bene ai bordi. Decorate la superficie della torta con le prugne, i pinoli e lo zucchero di canna, e cuocete in forno preriscaldato a 180° per una quarantina di minuti!

Et voila!




32 commenti:

  1. L'attesa e' stata BEN ripagata.
    Inimitabile Gastronomica Volante SMACK !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con settembre spero di farmi perdonare per l'assenza prolungata. Sto già scrivendo un altro post ;-)

      Elimina
  2. ora lo stampo e lo incornicio... l'unico dubbio che mi rimane è sapere cosa se ne fa il consorte di una mannaia dell'ottocento...
    Valeva la pena aspettare comunque.
    Narden (in onore della Provenza)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il dubbio è sorto anche a me... anche perché appena siamo arrivati a Napoli la mannaia è stata occultata chissà dove. Che il consorte stia meditando di sbarazzarsi di me, vista l'arma elefantiaca?
      Perdonami, ma non ho còlto il riferimento. Chi è Narden?

      Elimina
    2. togli la e, metti la i... :-) na strozada me ne rendo conto... scusami anche con Luisa che spesso amo restare nel mio paesello. Che tristezza

      Elimina
  3. FINALMENTE!
    ORA SI CHE L'ANNO PUO' RICOMINCIARE
    MI AGGIUNGO AL CORO: NE E' VALSA LA PENA MA SONO ANCHE DEL PARERE CHE "MAI PIU' SENZA"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Va bene, mi impegnerò per il mai più senza!

      Elimina
  4. era ora!!!! bellissimo resoconto della vacanza e meravigliose foto!

    RispondiElimina
  5. evviva Benny è ritornata e con un utilissimo racconto per una vera Provenza! :-) Un abbraccio
    PS: mi spieghi come funziona lo scongelamento della fetta di torta? Dal freezer al forno? E dove conservi le fette? Nei sacchettini per freezer? Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Congelo le fette di torta nei sacchettini che di vendono da Ikea e poi le scongelo tirandole fuori dal freezer prima di andare a dormire. Ma calcola che a casa mia si va a letto tardi e ci si sveglia presto. Diciamo che stanno fuori dal freezer, ma dentro la busta, per 4 ore. Un bacio, cara Roberta. È bello ritrovarti qui.

      Elimina
  6. CHE TRISTEZZA LEGGERTI...CERTE PERSONE NON SANNO VIAGGIARE E DOVREBBERO RESTARSENE NEL PROPRIO PAESELLO ...
    LUISA

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, finalmente! Ci sono voluti ben 5 commenti per arrivare a leggerne uno polemico, e pensare che credevo che sarebbero stati tutti di questo tenore.
      Lo so lo so, guai a dire che l'imperatore è nudo!

      Elimina
    2. Saper viaggiare è un arte ...il mondo si divide in due turisti e viaggiatori...forse tu fai parte del turista che si lamenta e confronta tutto con casa propria e che legge le guide e segue solo i percorsi segnati sulle cartine...perchè spendere soldi per viaggiare?
      Non sai cosa ti perdi dal mondo ma poi mi dico...cavoli ti sei anche impegnata post lunghissimo e noiosissimo....potevi essere almeno ironica sei napoletana...lo devi alle tue lettrici non acida e oresupponente...

      Ciao cittadina du paisiello
      Luisa

      Elimina
    3. Ciao a te, cittadina del mondo (che fortunatamente è vario)

      Elimina
    4. Ripensandoci però... caspita, quanto ti impegni anche tu! Voglio dire, hai letto il post, hai commentato - tutto in maiuscolo, non sia mai detto che le tue parole dovessero passare inosservate - poi sei tornata sul blog a vedere che aria tirava, hai risposto al mio commento. Accidenti, che lavoro per una cosa che neanche ti è piaciuta! Io francamente se una cosa non mi piace preferisco evitarla e serbare per altro le mie energie.

      Elimina
    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
  7. Premesso che io la Provenza la amo molto, che ci sono tornata più volte e, devo dire, sono stata più fortunata (nonostante fosse estate piena, a Les Baux, per esempio, si passeggiava benissimo); che adoro Saint-Remy, Les Alpilles ce le ho nel cuore e, in genere, di quella terra mi piace quasi tutto, incluse le lunghe strade alberate in cui la luce entra a stento; Premesso tutto ciò, non ci posso credere: nel mio primo viaggio in Provenza ho soggiornato magnificamente al Mas du Pastre, davvero una delizia! E a Eygalières sono poi ritornata. Ho anche cenato da Sous le micocouliers...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Giovanna,
      quello che cercavo di dire, ma forse non ci sono riuscita, è che la Provenza è un po' mitizzata e non è il perfetto paradiso che uno si aspetta vedendo le foto e sfogliando le guide. Anch'io ho visto un sacco di cose belle che ho molto amato, e credo di averlo detto, ma non sono stata lì a spalancare la bocca per la sorpresa o a sentirmi male per l'emozione - in piena sindrome di Stendhal - come quando ho girato in lungo e in largo l'Egitto all'inizio degli anni '90. Ciò detto, la strada con i grandi platani che da Eygalières arriva fino ad Arles è molto bella... e quando ho realizzato che era quella in cui Elliott Erwitt aveva scattato la celebre fotografia del papà e del bimbo che trasportano le baguette in bicicletta, mi sono emozionata.

      Elimina
    2. Sì, lo capisco. Mi è capitata una cosa simile in Bretagna. Posti bellissimi, per carità, ma il fascino dei luoghi se lo è ingoiato tutto la folla, davvero troppa per poterla sostenere.
      Molto dipende dalle circostanze, dal momento, sia nostro che del luogo. E dalla necessità, purtroppo ineludibile per me e mio marito, di viaggiare in pieno agosto.

      Elimina
  8. Hai dato voce ed immagini al mio pensiero!
    Un abbraccio, Gastronomica!!
    Gigi

    ps:....... ricorda le parole: "il verde negli occhi...gli occhi nel verde" , dalla poesia di V. F........

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Verde a perdita d'occhio e occhi che si perdono nel verde", come dimenticare tali immortali parole? Mi sembra che stavamo rubando l'uva da una vigna... un abbraccio a te, aspettando di farlo di persona a te e alla signora!

      Elimina
  9. LOL: "Il mondo si divide in turisti e viaggiatori", "Viaggiare è un arte" ma da dove è uscita questa "lettrice"? Ma nemmeno in 3a media, per carità, si scrivono certe cose.
    Dopo che dirà "E' il cane che sceglie il padrone"?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, in effetti sono stati i miei cani a scegliere me... (LOL)

      Elimina
    2. le lettrici scelgono i propri blog...scusate l'errore da 3a elementare un'arte!

      Elimina
  10. sono una lettrice che si annoia presto e ti posso assicurare che il tuo post mi ha rapita; ho "rivisto" luoghi visitati ma con occhi diversi, "percepito" profumi e sapori che mi hanno fatto sentire ancora in vacanza...L'arte di far "rivivere" un luogo non è proprio di una turista distratta e comune, appartiene a qualcuno che viaggia con il cuore e non con uno scontato pullman turistico...
    Stefi

    RispondiElimina
  11. Ritengo sia buona educazione firmare sempre i propri post, soprattutto se contengono critiche.
    Abbiamo a che fare, evidentemente, con una diseducata malata di protagonismo.
    Beppe Liccardo

    RispondiElimina
  12. Buonasera Benedetta, entro in punta di piedi in questo delizioso mondo che è il tuo blog.(non parlerò delle vacanze in provenza...mi sembrava di sentire i profumi)
    Tanti ricordi che prendono sottobraccio i miei facendomi sorridere e commuovere fino alle lacrime.Fine ironia condita (siamo in tema no?)di altri momenti teneri e talmente reali che mi permettono di vedere le scene della tua vita come scorressero su di un grande schermo.
    Ho letto tante volte i libri di una grande scrittrice (secondo me poco apprezzata e conosciuta)Brunella Gasperini;ogni anno ho lo stesso appuntamento con uno dei suoi libri "Io e loro".Lo stesso sentimento letterario lo trovo nei tuoi scritti:desiderio di rileggerti.
    Tanti colori vivaci con qualche pennellata di "color malinconia"che però passa in secondo piano permettendo sempre e comunque di far si che gli occhi del lettore/lettrice siano sempre pieni di arcobaleno (come le tue invitanti foto).Spero davvero di leggerti ancora e ancora..(la prossima volta parleremo di cucina, chissà mai si possa fare un gemellaggio gastronomico)
    Aurora

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aurora, per carità, non c'è bisogno di entrare in punta di piedi! Ogni lettore è benvenuto, se poi è anima affine, lo è ancora di più. Brunella Gasperini non è una lettura usuale per le pulzelle della mia generazione, ma io ho avuto la fortuna di avere una zia - la fidaziaia - che si è nutrita, e mi ha nutrita, con i suoi libri. Sono molto legata a "una donna e altri animali", che però non rileggo da tanto perché nei vari passaggi di mano fra me e zia se ne sono perse le tracce (lei sostiene che l'abbia io e io sostengo che invece l'abbia lei). Il fatto che tu ritrovi in me lo stesso sentimento letterario, mi lusinga enormemente. La prossima volta parleremo sicuramente di cucina ma, come sempre, anche di altro e per i gemellaggi... beh, basta solo organizzarsi! Un bacio

      Elimina
    2. Benedetta, io sono una pulzella di 49 anni, e lo dico sorridendo!!!!!!poi a Bologna sono pulzelle anche le 90enni....sarà la cucina?a presto e buona serata! ma per San Gennaro che si cucina?
      Aurora

      Elimina
    3. Beh, io sono una pulzella di quasi 44, e sono più contenta adesso di quando ero una pulzella di 20! Non mi risulta che il 19 settembre si mangi qualcosa di particolare. Stasera a casa mia si è cenato con uno dei miei comfort food preferiti: insalata tiepida di cavolo rosso e feta, che nulla ha a che vedere con Napoli e tanto meno con San Gennaro... ma si sa, a casa mia impera il melting pot!

      Elimina
  13. Cara Benedetta...
    ho letto commenti che nn mi sono piaciuti e lì per lì avrei voluto rompere il silenzio e uscire dallo stato di lettore silente...
    poi, invece, tra un commento e l'altro, soprattutto dopo gli ultimi ho dimenticato la bruttezza e la volgarità e sono rimasta incantata... e di incanto in incanto.. a me è venuto in mente questo...

    http://www.youtube.com/watch?v=r_tZ2Z5Wcg4

    Un caro saluto, Ellen Olenska

    RispondiElimina