lunedì 14 maggio 2012

Viva gli sposi


L'altra sera una coppia di amici ci ha invitati a prendere un aperitivo per festeggiare il fatto che, dopo quasi vent'anni insieme, due figlie, due cani e una provvidenziale tata ucraina, fossero andati a dare parola in comune per convolare finalmente a nozze.

Con molta tenerezza, tenendosi per mano come se si fossero innamorati solo un mese prima, ci hanno raccontato dei loro progetti per la cerimonia e per il ricevimento, nonché della perplessità delle loro figlie - credo di undici e otto anni - che non capivano perché fosse necessario cambiare un regime familiare ormai ben collaudato.

Così, forse influenzata dal fatto che a prendere quell'aperitivo eravamo in otto, quattro amiche affiatatissime con i loro rispettivi compagni, tornando a casa mi sono sentita un po' Carrie Bradshow (con quegli ottanta chiletti di troppo) e ho cominciato a farmi la seguente domanda: ma com'è che improvvisamente si sente il bisogno di sposarsi?

Per quanto mi riguarda, a spingermi a chiedere la mano dell'allora futuro consorte fu il desiderio di far diventare la nostra coppia una famiglia. Dopo quattro anni di una convivenza a tratti esilarante e a tratti molto faticosa, in cui avevamo dovuto imparare innanzitutto a conoscerci dato che l'avevamo cominciata esattamente tre mesi dopo esserci visti la prima volta, io volevo che smettessimo di essere due ragazzini capitati lì un po' per caso, e cominciassimo a essere due adulti con dei progetti.

Scoprendomi molto più tradizionalista e nostalgica di quanto avessi mai creduto, convinsi il promesso sposo a giurarmi eterno amore in chiesa perché volevo che tutto fosse esattamente come l'avevo immaginato da bambina, prima che spirito ribelle, desiderio d'indipendenza e istinto di conservazione mi facessero decidere (e sostenere per vent'anni) che non mi sarei mai sposata.

Sulla carta tutto era perfetto. Ci saremmo sposati il 5 febbraio, giorno del nostro quarto anniversario di convivenza, che - coincidenza meravigliosa - capitava di sabato. Ci saremmo sposati alle sette di sera nella minuscola chiesa del Santissimo Redentore, fiabesca e da me molto amata. Ci avrebbe sposati Monsignor Mercurio, ormai ottantenne, che mi conosceva da quando avevo dieci anni. Ci saremmo sposati circondati da una quarantina di amici, i più cari, che poi avremmo invitato a cena in un grande albergo dal fascino retrò, situato proprio accanto alla chiesa.

Sorprendendo tutti fui una promessa sposa che non conosceva indecisione. Sapevo perfettamente ciò che volevo, avevo tutto sotto controllo.

A ripensarci adesso, probabilmente il fatto che durante tutta l'organizzazione non ci fosse stato nessun disguido, nessun contrattempo, avrebbe dovuto mettermi in guardia, ma all'epoca non ci feci caso e quindi - povera me - ero completamente impreparata a tutto ciò che successe in quel fatidico 5 febbraio 2005.

Il buongiorno si vede dal mattino, e fu quindi di buonora che avemmo la prima cattiva notizia: Monsignor Mercurio aveva l'influenza. Cercai di non preoccuparmi ma quando seppi che Padre Luciano, il viceparroco, non aveva mai celebrato un matrimonio, mi tornò in mente con orrore Rowan Aktinson e cominciai a temere il peggio.

Per farmi coraggio continuavo a dirmi che tutto sarebbe andato come previsto, ma a smentirmi arrivò a casa il Signor Bobobò, designato alla lettura del salmo, per comunicarmi che Padre Luciano aveva deciso di cambiare le letture. Visto che quello era il suo primo matrimonio, voleva fare le cose in grande, non gli andava per nulla di sposarci con il rito abbreviato che avevamo concordato con Monsignor Mercurio.

Fosse stato per me, mi sarei precipitata in parrocchia per richiamare Padre Luciano all'ordine, ma mia nonna mi annunciò profeticamente che di certo avrei avuto altro di cui preoccuparmi e mi esortò a non perdere tempo in cose inutili.

Così ricontrollai il planning della giornata: prima che arrivassero le sette di sera e mi presentassi - puntualissima - in chiesa, c'erano tutta un'altra serie di cose che dovevano accadere.

A ora di pranzo sarebbero dovuti arrivare da Roma mio fratello con la moglie e la mia prima nipotina, verso le due la sarta mi avrebbe consegnato l'abito da sposa mentre il fioraio sarebbe andato ad addobare la chiesa per poi passare da casa a portare il bouquet e le bottoniere per mio padre e il futuro consorte e dal parrucchiere a lasciare i fiori per la mia acconciatura.

Io avrei avuto il tempo di far sistemare fratello, cognata e nipotina nella loro stanza, di preparare tutto il necessario per la vestizione del futuro consorte nella nostra, di preparare abito da sposa e beautycase in camera di mia madre, dove avrei potuto vestirmi lontano da sguardi indiscreti, e poi sarei andata dal parrucchiere con mamma e Carla.

Quella fu l'ultima volta in cui riuscii ad avere una parvenza di controllo della situazione, perché da quel momento in poi cominciò la catastrofe.

Mio fratello era in ritardo, la sarta aveva l'auto guasta, il fioraio aveva trovato la chiesa chiusa e non si riusciva a rintracciare Padre Luciano perché l'aprisse. Mandai mio padre a recuperare il vestito e il futuro consorte a scassinare la porta della chiesa mentre io, già molto molto nervosa, andavo dal parrucchiere con Carla e mamma.

Ora io non so se nei quindici giorni trascorsi dal momento in cui avevamo stabilito il tutto sia il parrucchiere che il fioraio fossero stati colpiti da alzheimer fulminante o se volessero semplicemente fare di me un'assassina, ma sta di fatto che il fioraio aveva consegnato per la mia acconciatura delle orchidee - l'unico fiore che avevo espressamente vietato - e il parrucchiere, lungi dal pettinarmi con la semplice mezza coda che avevamo concordato, cominciò a costruire sulla sommità della mia testa una sorta di torre di Pisa prossima al crollo e in piena fioritura.

Più gli dicevo che quella non era la pettinatura che volevo, più sosteneva che infatti era molto più bella, e a nulla valevano lamentele, strepiti e perfino minacce, il dannato pretendeva che prima di giudicare dovessi lasciarlo almeno finire.

Quando fu evidente che se lo avessi assecondato non avrei fatto altro che garantirmi un'accoglienza in chiesa a suon di fischi e pernacchi, mi alzai dalla sedia e me ne andai via trascianando con me Carla, mentre mamma rimaneva a consolare l'attonito coiffeur che mai aveva subìto un oltraggio simile.

Ma fu nell'ascensore, quando mi guardai allo specchio, che accadde il peggio. In preda a una rabbia incontenibile, perché ormai era chiaro che niente sarebbe andato come avrei voluto, visto che ero acconciata con un'impalcatura degna di Moira degli elefanti, mi strappai dalla testa fiori, forcine, nastri, nani, ballerine e giocolieri e scoppiai a piangere.

Mentre la mia mamma continuava a essere ostaggio del parrucchiere, a casa la situazione non era migliore.

Il mio dispotico fratello si era sistemato con tutta la famiglia nella camera dove c'erano le mie cose e io avrei dovuto vestirmi, il fioraio non aveva consegnato le bottoniere ma in compenso aveva portato un bouquet gigantesco e osceno, completamente diverso da quello che avevo scelto, e il futuro consorte, vittima dell'ansia, si era fatto un'overdose di xanax ed era inservibile.

Chiusa nel bagno con Carla, continuavo a disperarmi e a dire che ormai tanto valeva mandare a monte il matrimonio e intanto, al di là della porta, mia nonna, mio padre e il futuro consorte mettevano in scena uno spettacolo degno di Ionesco.

La nonna - all'epoca ottantottenne - sosteneva che non dovevo fare una tragedia per qualche capello (sigh!) fuori posto, in fondo anche lei non era molto soddisfatta del lavoro del suo parrucchiere ma non si lamentava! Mio padre continuava a suggerire al futuro consorte di non sposarmi visto che ero evidentemente folle (ari sigh!) e il mio promesso sposo, rintronato dallo xanax, mi supplicava perché gli aprissi: essendo confuso, si era messo negli occhi il collirio a uso esclusivamente veterinario dei nostri cani e, temendo effetti collaterali devastanti, tipo la cecità, era diventato paonazzo per la paura quindi voleva che gli prestassi un po' di fondotinta per mitigare il rossore del collo e delle orecchie (ari ari sigh!).

Fortunatamente tornò a casa mamma che, vestendosì d'autorità, mandò tutti in chiesa e, quando rimanemmo sole, coadiuvata dalla provvidenziale Carla che andò a recuperare mollette e forcine nell'ascensore, mi pettinò, mi aiutò a vestirmi, a truccarmi e, finalmente, mi rese una sposa quantomeno accettabile, sebbene molto ritardataria.

Per il resto, se non si tiene conto del fatto che mio padre inciampò entrando in chiesa e, per non cadere, attraversò la breve navata al piccolo trotto costringendomi a fare lo stesso, o del fatto che per gran parte della cerimonia fummo accompagnati dallo squillo di un cellulare e aspramente redarguiti da Padre Luciano per non aver spento i telefoni, salvo poi scoprire che il cellulare incriminato era proprio il suo, o del fatto che fumando una sigaretta (eh sì, all'epoca peccavo ancora) detti fuoco al vestito da sposa, tutto filò liscio.

Fu al momento del caffè che questo matrimonio in stile Hollywood Party raggiunse il clou quando, addentando in un afflato di insopprimibile golosità il cucchiaino di cioccolato fondente che accompagnava il caffè, sentii un piccolo crac e realizzai di aver frantumato una delle preziose capsule in porcellana che tanto mi sono costate.

Fortunatamente il mio dentista è un amico fraterno e quindi era fra i pochi invitati al matrimonio, così - congedati in fretta e furia tutti gli altri - fu nel suo studio, aperto per l'occasione alle due del mattino, che io e lo sposo concludemmo i festeggiamenti con me, in vestito da sposa e bavetta verde chirurgico, e il consorte nell'improbabile ruolo di assistente di poltrona che cincischiava con l'aspiratore nella mia bocca spalancata.

Quando tornammo in albergo - dopo che io mi ero chiusa lo strascico del vestito nello sportello dell'auto macchiandolo di grasso - e finalmente ci mettemmo a letto, a stento riuscivamo a parlare tanto era stata devastante l'intera giornata.

Io, un po' mortificata, provai a imbastire un discorso di scuse. Lo sapevo che quella era la nostra prima notte di nozze... ma in fondo erano quattro anni che condividevamo il talamo (pre)nuziale... forse non era poi così necessario seguire la tradizione alla lettera, non era d'accordo anche lui?

Non mi giunse risposta, se non un russare sommesso che incrinava appena il silenzio della notte.


ZUPPETTA DI COZZE ALLA NAPOLETANA
Per un reggimento

2 kg di cozze
1/2 kg di pomodorini
abbondante olio EVO (va be', diciamo 6 o 8 cucchiai)
2 bei spicchi d'aglio (io uso alternativamente quello campano e quello rosa di Sulmona. Fate voi) 
1 pugno di prezzemolo tritato finemente
8 fette di pane cafone raffermo
sale e pepe


Siccome non faccio che ripetere che quelle mie e del consorte più che nozze furono cozze, questa ricetta mi sembrava perfetta in abbinamento al post. Poi, prima che nascano polemiche, so benissimo che siamo ormai entrati nei famigerati quattro mesi senza R in cui i frutti di mare non sono al meglio e so anche che tradizionalmente questo piatto a Napoli si prepara il giovedì santo. Ma d'altronde voi ormai sapete che qui si va contro stagione.

Nonostante le cozze siano molto amate dal consorte (probabilmente non è un caso che mi abbia sposata), io non le cucino spesso perché detesto pulirle. Nel caso condividiate lo stesso odio per la simpatica operazione, sappiate che io ho brillantemente risolto comprando quelle già pulite e confezionate sotto vuoto Viversano di Carrefour. Se poi avete un pescivendolo fidato che oltre a garantirvi la freschezza delle cozze ve le pulisce pure, meglio per voi.

Sappiate comunque che la pulizia delle cozze è la cosa più noiosa e complicata di questa ricetta, per il resto semplicissima.

Si procede così. In una pentola capiente, fate rosolare uno spicchio d'aglio in 2 o 3 cucchiai d'olio e poi versateci le cozze pulite che condirete con abbondante pepe nero macinato al momento. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere scuotendo energicamente la pentola di tanto in tanto fin quando le cozze con si saranno aperte. Intanto, in un tegame bello grande, preparate una salsa di pomodoro rosolando in quattro cucchiai d'olio l'altro spicchio d'aglio e aggiungendoci i pomodorini tagliati a tocchetti e un'idea di sale. Cuocete a fuoco vivace i pomodori, quasi friggendoli, fin quando la polpa non avrà perso l'acqua di vegetazione e sarà diventata morbida. Aggiungete il prezzemolo tritato e tenete da parte. Nel frattempo, cercando di non ustionarvi, private le cozze della valva che non contiene il mollusco e mettete l'altra nel tegame con il sugo. Fnita questa operazione, aggiungete il liquido di cottura delle cozze filtrato in un passino a maglia fine. Tagliate a tocchetti il pane cafone privato della scorza, mettetelo in una ciotola e conditelo con l'olio rimasto, mescolando bene, quindi fatelo tostare in forno (tradizione vorrebbe che il pane fosse fritto, ma io preferisco semplificarmi la vita).


Per gustarla bisogna destreggiarsi fra mani, forchette e cucchiai, perciò rassegnatevi alla macchia.
E naturalmente leccatevi le dita.

30 commenti:

  1. Chissenefrega della r appena mi ripiglio la cucino di sicuro!

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    1. Circettina, tu non sai quanta soddisfazione mi dài!

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  2. Ecco bene, come la mettiamo? Sono scoppiata a ridere mentre leggevo il tuo post...fin qui nulla di male, peccato però che in questo momento sono in ufficio seduta ad un metro dal mio capo.
    Per quanto riguarda il matrimonio, il mio non-ancora-consorte non ci sente da quell'orecchio e ormai sto sbandierando articoli del codice civile per fargli capire che i conviventi NON sono tutelati nei loro diritti in alcun modo, ma non sortisco alcun effetto. Così lo accuso di avere già qualche moglie in qualche parte del mondo, ma neppure questo lo smuove di un passo. Per le cozze invece, dalle mie parti (Milano) sono sempre belle pulite sia nei supermercati che dai pescivendoli. Te vist come s'em bravi il quel de Milan?! :-) Bravissima come al solito!

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    1. Milan l'è on gran Milan! Spero non si siano verificati incresciosi incidenti con il capo, ma sono contenta che ti sia divertita. Quanto al tuo non-ancora-consorte ti suggerisco di fingere che l'argomento nozze non abbia più nessun appeal su di te. Hai visto mai che una volta passata a te, la voglia di matrimonio venga invece a lui?

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  3. Benedetta! ma quanto mi fai ridere? e, lo sapevi che anche io mi sono sposata un 5 febbraio e che le cozze sono il mio piatto preferito? baci martita tua

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    1. Ola Martita! Sono felicissima di farti ridere. No, non sapevo niente del 5 febbraio ma mi ricordo invece benissimo della tua passione per le cozze. Ricordo il nostro soggiorno a Procida (che inspiegabilmente a tutte e due sembrava la Cornovaglia, dove peraltro non eravamo mai state) e te che prendevi le cozze dallo scoglio stando immersa in acqua fino alla vita. Eri implacabile, non te ne lasciavi sfuggire una, salvo farti prendere da sporadici sensi di colpa di cui ti liberavi alla grande afferrando qualche cozza dal secchio e rigettandola a mare al grido di "ti salvo dal coma!"
      Non sai quanto mi manchi.
      Baci

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    2. ciao martita ola, quando ritorni a procida/cornovaglia con la fantastica Benedetta?

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  4. in ufficio con le lacrime agli occhi* ho rivisto il film delle tue fantastiche nozze/cozze al cui racconto aggiungo, per dovere di cronaca,sia il febbrone che colpì il mio consorte, tuo caro amico di cui sei stata testimone di nozze, sfoggiando un filo di perle da urlo sia la mia presenza in qualità di assistente dell'assistente al tuo amico-dentista.
    A procida ti farò provare le cozze dello scoglio, troppo piccole per la zuppa ma molto buone, così avrai lo spunto per un altro post.
    sei grande

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    1. Ho letto il post alla mia mamma che mi ha aspramente criticata perché secondo lei ho edulcorato troppo i fatti (!). Mi rimprovera di non aver descritto il poncho arancione psichedelico indossato da Padre Luciano, di non aver raccontato che sul finire della cerimonia raccomandò agli invitati di non lanciare il riso ma piuttosto di strapparmi il vestito, di non aver neanche accennato al fatto che i camerieri portarono avanti e indietro la torta almeno tre volte, perché non si trovava mai il consorte per il taglio della prima fetta (una volta era in bagno, una volta era andato a comprare dei sigari da offrire agli amici, una volta si era appartato con la zia), né che il suddetto consorte - quasi volesse farmi dispetto - aveva un unico modo di abbracciarmi: mettendomi le mani ne capelli tanto fortunosamente acconciati.
      Amica mia adorata, bisogna ammettere che anche sulle tue nozze ci sarebbe molto da narrare... perché non apri un blog?

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  5. facciamo così scriviamo a 4 mani un post sulle nozze del dentista (mi sambrano più interessanti delle mie, ma forse ero tutta presa e compresa altrove) oppure della persona su cui abbiamo fatto un pubblico taglia e cuci al tuo compleanno

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    1. Devo dire che furono memorabili sia il matrimonio del dentista che quello di cui abbiamo spettegolato al mio compleanno... ma ti rinfresco un po' la memoria sul tuo.
      Tu imbestialita perché guardandoti allo specchio ti vedevi come Nikita la spia che venne dal freddo. Il dentista, compare d'anello, aveva lasciato le fedi a casa. Pugliese, che doveva testimoniare, non aveva il documento e corse a cercarlo sequestrando un motorino non so a chi. Io ero in ritardo e, dato che dovevo testimoniare, mollai l'auto per strada e le chiavi della suddetta a uno che pensavo essere un parcheggiatore ma invece era un semplice passante. Tu litigasti con il tuo futuro marito subito prima del matrimonio perché lui non aveva fatto o detto non mi ricordo cosa. Carla si era fatta il peeling chimico e aveva la protezione 50 che le faceva una faccia bianca tipo fantasma dell'opera. E poi, durante la cerimonia, proprio mentre io firmavo i documenti in qualità di testimone, tu eri talmente commossa che avesti il tempo di notare, apprezzare e commentare in modo molto colorito le mie perle.
      E sono sicura che dimentico qualcosa. :-)

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  6. Marò che ridere! Anche il poncho arancione di padre Luciano e i camerieri che entrano ed escono con la torta nuziale tipo oggi le comiche! ahaha!! Devi sapere che nello stato in cui mi trovo non posso più ridere, piango direttamente!! E non c'è niente che io possa fare, una volta partita non mi fermo più! :D :D :D

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    1. Dopo i rimproveri della mia mamma sono arrivati anche quelli di Carla, che ieri sera mi ha ricordato altri particolari raccapriccianti che io - nonostante la mia memoria mitologica - avevo rimosso. L'avevo detto, su queste nozze più che un post ci sarebbe da scrivere un libro! (Ti avverto, con quelle due scatenate che ti stai crescendo in seno, fra poco le lacrime non saranno più l'unico liquido che perderai ridendo...)

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  7. Cara Benedetta, un altro post divertentissimo, ho immaginato tutta la situazione ed ho riso tanto (mi rendo conto che al momento deve essere stato tutto abbastanza stressante...) Un bacio da Modena....quando la scrivi una bella ricetta modenese....tipo tigelle...gnocco fritto?

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    1. Daniela bella, sono contenta che il post ti sia piaciuto ma mi chiedevo: perché la ricette delle tigelle o dello gnocco fritto non me la passi tu che stai a Modena? Io poi magari mi cimento anche, però tu procurami una buona fonte! Baci

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  8. che bello che vi posso leggere anche da un'altra città mi sembra di passare un pò di tempo con voi....Al matrimonio di Anna c'ero anch'io ma non ricordo nulla di tutti questi drammi, solo che Anna era molto bella e che rimasi colpita dalla musica che misero (anche se mo' non mi ricordo quale fosse).
    Le cozze mi fanno gola ma non le so pulire, sigh.
    baci diffusi
    elica

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    1. Anna era bellissima, su questo non c'è dubbio (io invece ero il solito cesso, sia alle nozze di Anna che alle mie), ma i drammi - che poi drammi non furono, semmai incidenti di percorso - ci furono eccome! In quanto alle cozze, al carrefour le trovi pulite. Baci diffusi anche a te

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  9. Benedetta ragazza,
    io non c'ero ma non dubito minimamente del fatto che sia tutto vero; credo, però che questo tragicomico precipitare di contrattempi non abbia fatto altro che rendere ancora più unico e indimenticabile quel giorno.
    Ti abbraccio
    Miki

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    1. Miki! (ma sei proprio Miki Miki?) Sì, lo resero indimenticabilissimo. Pensa che il dentista (che se tu sei Miki Miki, proprio quel Miki là, ben conosci) mi scattò perfino una foto mentre ero sulla sua poltrona, tanto il momento era epico. Peccato che poi si sia bruciato il rullino... :-)
      Ti abbraccio anch'io

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    2. Mia cara Benussi o Peppa se preferisci, certo che sono Miki, si proprio Miki in carne e biglie. Il dentista certo che lo conosco, peccato per il rullino, la foto avrebbe completato degnamente l'album di nozze.
      Ti riabbraccio

      Miki

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  10. mi lasci sempre incollato la video con le tue storie, sei un'ammaliatrice di api come dicevano in "pomodori verdi fritti..."
    un abbraccio
    ...e ottima la zuppetta che n' parlamm' 'a fa!

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    1. Gio caro, che bei complimenti! Stai sul chi vive che a giorni ti mando una mail... stavolta per tempo :-)

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  11. cara Benny,
    ho le lacrime agli occhi!!!
    Questo post mi ha tirato un po' su di morale poichè dopo il pranzetto a casa dei Vittoria ho avuto una mezza febbre e ora sono alla scrivania circondata da fazzoletti (ebbene si, sono anche raffreddata)e sto ridendo io da sola (chissà cosa starà pensando mia madre!) A proposito del matrimonio, anche i miei hanno avuto qualche contrattempo con le fedi, ma il tuo matrimonio... WOW è stato pazzesco!! per le cozze... non dovevi fotografarle, oggi per cena ho mangiato mezza mozzarella e un uovo sodo, insomma una cena misera!!
    spero di rivederti il più presto possibile
    tua affezionatissima e affamata signorina bobobò

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    1. Signorina Bobobò, tieniti pronta che presto sarai convocata! (Mi dispiace che tu sia stata male, ma con tutto quello che avevate mangiato a pranzo la tua cena non mi sembra sia stata poi così misera :-))

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  12. Valentina Linda Floria21 maggio 2012 19:24

    Benni cara,sappi che ho appena condiviso il link di questo fantastico post sulla pagina twitter di un'agenzia di eventi (e matrimoni, per l'appunto!) di cui sto curando la comunicazione on-line. Spero che la cosa non ti dispiaccia...

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    1. Vale, e come potrebbe dispiacermi? Grazie!

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  13. Cara Benedetta, approfitto di questo bel post (adoro la zuppaaaaaa) per farti i miei auguri ed i miei complimenti. Scrivere di cibo, con cibo e sul cibo è bellissimo. E una volta cominciato nn si smette più, parola di lupetto.
    Grazie di cuore per l'invito. Sarà dura che riesca a venire. Fai conto che sia li con te a brindare
    Un abbraccio

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  14. cioè. non ricordo la ricetta ma ho ben presente tutte le fasi del matrimonio! :)

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