martedì 13 dicembre 2011

Jacaranda


Come immagino sia successo a molte altre, da bambina rimasi folgorata da Cenerentola. Solo che io non subiì il fascino del cartone animato targato Disney, bensì quello del musical del 1955 diretto da Charles Walters, La scarpetta di vetro.

Inutile girarci intorno, la storia è sempre quella: una virtuosa ragazzina orfana di padre, cresciuta dalla matrigna crudele e relegata da quest'ultima al ruolo di sguattera a cui sono affibbiati i lavori più umili - mentre le due sorellastre, antipatiche e brutte, vengono trattate con i guanti bianchi - troverà alla fine l'amore e si riscatterà dal proprio infelice destino sposando il principe azzurro. 

La vera differenza fra questo film e quello della Disney non sta nella storia - che francamente non mi ha mai entusiasmata - ma in un elemento secondario che però, e non esagero, ha cambiato la direzione della mia vita: il personaggio della fata madrina.

All'adorabile, ma anche un po' irritante, Fata Smemorina della Disney, che non ha altro merito se non quello di possedere una bacchetta magica, con la quale per inciso si destreggia anche maluccio (un po' come Neville Paciock nei libri della Rowling), nel film di Walters corrisponde l'eccentrica Madame Toquet (in quest'unico spezzone da me trovato parla in portoghese, ma almeno così vedete che faccia ha).

Madame Toquet altro non è che la pazza del villaggio in cui abita Cenerentola, una vecchia vedova caduta in disgrazia che vive di espedienti rubando un po' qua e un po' là, e che tutti evitano con cura. Cosa c'è in lei di così affascinante da colpire la fantasia di una bambina e segnarla indelebilmente? Ve lo dico subito. Madame Toquet colleziona parole.

Da piccola la cosa mi parve meravigliosa (in realtà mi sembra meravigliosa ancora adesso). Non avevo mai pensato alle parole come a qualcosa di prezioso, una cosa che andasse coltivata, salvaguardata, e quel piccolo cambio di prospettiva mi aprì un mondo incantato, che era sempre stato lì a portata di mano, ma di cui non mi ero mai accorta prima.

Fra le parole collezionate da Madame Toquet c'era, ovviamente, Cenerentola - che le piace dal momento stesso in cui la giovinetta le rivela il proprio nome e che ripete più volte con intonazioni diverse, come assaporandolo - ma purtroppo non ricordo le altre, e non sono riuscita a trovare da nessuna parte un filmato (o anche solo la sceneggiatura) di quella scena per poterle recuperare.

Perciò quello che al momento posso fare, è elargirvi un po' di parole della mia personalissima collezione, cominciata il giorno stesso in cui vidi il film (credo 35 anni fa) e mai termitata.

Intercapedine, giuggiola, arcobaleno, mongolfiera, cinematografo, libercolo, ceruleo, alambicco, bisaccia, mendace, dagherrotipo, amaranto, ombelico, calamaio, stazzonato, arcolaio, astrolabio, sestante, ciottolo, accipicchia, baluginio, maggese, pervinca, pacciamare, bagnomaria, ranuncolo, parafulmine, dondolo, minuteria, vivandiera, crinolina, caleidoscopio, ineluttabile, arcano, piroscafo, epifania, riverbero, jacaranda...

Continuerei a scriverne per ore, anche solo per il piacere di mormorarle a fior di labbra mentre le scrivo e compiacermi di averle pronunciate levando loro la polvere di dosso perché - e non sono certo io a dirlo - il nostro lessico diventa sempre più povero, e di una povertà imbarbarita, disseminata di neologismi inutili, di anglismi, di italianizzazioni, di storpiature, di pleonasmi.

Perciò, visto che ormai siamo in clima natalizio, vi invito a farvi un regalo: aderite all'iniziativa della Società Dante Alighieri e adottate una parola da usare, coccolare e proteggere per un intero anno preservandola dall'uso improprio o dal finire dimenticata. 

La mia è plenicorno. E la vostra?


Patate MÈTRODOTÈL

Patate tagliate a tocchetti di media grandezza  (diciamo 4cm di lato, va')
Latte
Burro
Sale
Prezzemolo

Inutile dire che questo è il modo in cui le chiamavo quando ero piccola, credendo si trattasse di una parola italiana, e pensando avessero un nome che eguagliasse in bellezza la loro infinita bontà. In realtà le patate maître d’hôtel (è questo il modo giusto di chiamarle), sono state per anni la mia bestia nera in fatto di cucinelle. Mia nonna e mia madre hanno sempre accompagnato le istruzioni per farle con un liquidatorio "non ci vuole niente", e invece a me continuavano a venire immangiabili, provocandomi attacchi d'ira funesta seguiti da momenti di cupa depressione in cui dubitavo delle mie doti di cuoca.

Adesso che invece ho imparato a prepararle, posso finalmente dire anch'io che "non ci vuole niente". O meglio, niente di più che qualche piccola accortezza: tagliate le patate a tocchetti regolari, mettetele in una pentola dal fondo spesso (o in una cocotte in ghisa) e copritele con tanto latte quanto basta a creare un simpatico vedo non vedo. Aggiungete un paio di noci di burro (ovviamente più patate fate, più burro dovrete metterci) e il sale. Lasciate cuocere a fuoco bassissimo, girando il meno possibile, fin quando il latte - che si sarà asciugato - e le patate - che si saranno in parte disfatte - non avranno formato una sorta di crema dalla quale faranno capolino le patate ormai deliziosamente fondenti. A questo punto unite una bella manciata di prezzemolo tritato finissimamente, date una mescolata e servite. Abbiate pazienza e soffiate sulla forchetta prima di mandar giù anche un solo boccone perché, e parlo per esperienza, se vi fate prendere dalla golosità, l'ustione sul palato è garantita.


PS: Jacaranda è l'ultima parola entrata a far parte della mia collezione, ma è anche - anzi soprattutto - un meraviglioso albero della famiglia delle bignoniacee, con le foglie pinnate e i fiori dal blu al violetto, disposti a ciocche e così leggeri da essere facilmente cullati dal vento. Questi alberi tropicali da un po' di anni abbondano per le strade di Napoli, dove hanno sostituito i mandorli e gli agrumi piantati negli anni '60. 

Se còlti, i fiori avvizziscono ma i frutti legnosi - che se rimangono sulla pianta si dischiudono liberando dei piccoli semi alati - invece diventano sempre più belli, passando dal verde acceso delle rane, al marrone caldo del guscio delle tartarughe e quando seccano, se urtano l'uno contro l'altro producono un suono asciutto, come di nacchere. 

Sì, sembrano proprio nacchere... è un suono bellissimo... quasi quasi mi viene voglia di ballare il flamenco... 

Ok, forse è meglio che smetta di giocarci prima che il consorte si alzi dal divano in preda a una furia omicida e venga a strapparmeli di mano.

19 commenti:

  1. Sfondata la porta aperta: Facondia. hasta, siempre.

    RispondiElimina
  2. meraviglioso post...colto, romantico...

    desiderio che qualcuno mi sussurri belle parole all'orecchio....

    RispondiElimina
  3. dovrei far leggere a miei alunni il tuo post.... i quali non sanno il valore immenso delle "parole". non posso che dire post esaltante
    serena

    RispondiElimina
  4. Divulghero' il tuo post e questa magnifica iniziativa della Società Dante Alighieri. Ho adottato trangosciare, perchè devo smetterla di trangosciarmi così. Love.

    RispondiElimina
  5. anche senza ricette i tuoi post sarebbero lo stesso una gioia da leggere.. però questa delle patate come resistere e non rifarla subito.
    Adesso mi tocca trovare una bella parola da adottare anch'io : )

    RispondiElimina
  6. vado ad adottare.. proprio ieri ripensavo a brichicchero, se c'è e non è troppo dialettale adotto quella! :)

    voglio vedere quel film, io ho un debole per 'quella gran culo di Cenerentola'!

    RispondiElimina
  7. desueto ( e ho adorato questo post)

    RispondiElimina
  8. la collezione di parole... da sempre! e non sospettavo di altri appassionati collezionisti... posso entrare nel club? la parola che ho adottato qualche tempo fa tramite la Dante Alighieri è "chiocchiolio", onomatopea che mi riporta ai primi discorsi dei merli al mattino con la nuova luce e al gocciolare stanco di fontane lasciate in disparte... rossana

    RispondiElimina
  9. Valentina Linda Floria14 dicembre 2011 13:18

    "Sublìme". Qualche giorno fa mi è capitato di spiegarne il significato ad un amico straniero e mi sono accorta di quanto sia semplicemente bella.
    Tante altre ce ne sarebbero...Comunque, che classe questo Benniblog! :)

    RispondiElimina
  10. che fantasia fervida :)
    la parola che adotto oggi è inglese: otherwise!

    RispondiElimina
  11. Evocativo...
    Forse questo termine non ha bisogno di adozione... evocativo è come un Elkann... lo ascolti e pensi... cioè io penso... a Jacqueline Lee Bouvier... a Lapo (Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
    fossimo presi per incantamento
    e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
    per mare andasse al voler vostro e mio...)...
    Evocativo è questo blog e questo post in particolare...
    Lo leggi... cioè io lo leggo e penso... alle favole... ai colori... al mare... alla musica... a quello che volevo e che ancora voglio...
    Forse un grazie non basta, ma comunque grazie!
    Ps: cantaro... mi piaceva e mi evocava... archeologia e vino... difficile da piazzare in un discorso... ma nel traffico mi toglierò qualche soddisfazione!
    Quello dell'ultima fila... in fondo a destra... tra la finestra e le poltrone rosse...
    insomma il buon Researcher

    RispondiElimina
  12. Cinestetico.
    Come questo blog.
    Fiore

    RispondiElimina
  13. Protervia, come quella che ha chi, come noi, vuol salvare un brandello di lingua italiana

    RispondiElimina
  14. ho adottato cromatina! e trovato questo: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=IVq4QNbUvwY

    RispondiElimina
  15. Il tuo blog si legge d'un fiato anche senza foto e ricette. Pensato di adottare la parola 'per' dato che sempre più spesso vedo scritta la lettera 'x' al suo posto.

    RispondiElimina
  16. @Reb: non avevo dubbi.
    @Carla: il consorte mi ha detto che ti ha telefonato e ti ha sussurrato per un minuto buono "vota Antonio vota Antonio vota Antonio". Quindi abbiamo risolto, no?
    @Serena: consolati sapendo che la signorina Bobobò invece lo conosce benissimo.
    @Circe: devi decisamente trangosciarti di meno. Soprattutto adesso che sei birossa e frangettata.
    @Mara: grazie. Poi fammi sapere come sono venute le patate.
    @Juls: io birichicchero l'adotterei a prescindere. È una parola bellissima!
    @Hysteria Lane: A parte il fatto che il nome del tuo blog mi piace da morire da quando ne scoprii l'esistenza (credo l'anno scorso), il tuo commento mi ha davvero emozionata.
    @Rossana: ma certo che puoi entrare nel club!
    @Valentina: modestament! :-)
    @Gio: se non avessi fantasia come farei a fare la sceneggiatrice?
    @Researcher: lunedì vengo là, fra la finestra e le poltroncine rosse, e ti do un bacio!
    @Fiore: Fiore...
    @Miky_ykim: Ho un debole per le cause perse.
    @Totto: che emozione sapere che mi leggi!
    @la: cromatina è il tipo di parola che Madame Toquet avrebbe adorato. Che bello il filmato!
    @Roberta: grazie. Ribadisco: grazie.

    RispondiElimina
  17. Bella questa idea!!!
    La parola che io adotto : avulso, la dedico
    Agli alunni di mia madre poiché si sono
    Tutti bloccati nell'esme di maturità!
    Un bacio signorina bo bo bo

    RispondiElimina
  18. Ciao Benedetta! Io ho scoperto oggi i frutti (secchi) di Jacaranda nel parco di Ibirapuera di San Paolo, dove vivo. Cercando informazioni mi sono imbattuta nel tuo blog! Che meraviglia!! Condivido la stessa passione per la fatina, e per il collezionismo di parole! Da quando vivo in Brasile ne scopro una al giorno!! La mia preferita è MADRUGADA.
    Non so se può aiutarti, ma su questo sito ho trovato, diviso in due filmati, "The glass slipper" del 1955! Lo guarderò in cerca della scena di Madame Toquet!
    http://www.dailymotion.com/video/x1tp0ji_the-glass-slipper-1955-2-2_lifestyle

    À bientôt

    Francesca

    RispondiElimina