mercoledì 13 luglio 2011

Sophisticated Lady


Non credo che mio marito si offenda se dico che il grande amore della mia vita, quello eterno, dirompente e irrimediabile, è mia nonna Elisa. La nostra è una passione nata più o meno quando avevo un anno e  un po', dato che lei prima aveva tentato in tutti i modi di ripudiarmi. Nonostante fossi la prima nipote,  non si lasciò intenerire e non lesinò i suoi classici commenti sferzanti del tipo: "La volete chiamare Benedetta? Peggio per voi, io la chiamerò Nicola!", "È femmina sì, ma è una scimmia", "Con tanta bella gente in famiglia, doveva proprio assomigliare a Kikì?" (La zia di mio padre, esteticamente discutibile ma ironica, acuta e creativa. Una delle prime donne a laurearsi in architettura a Napoli. In realtà mi sono sempre augurata di somigliarle moltissimo!).

Mi ci vollero quindici mesi per espugnare il suo cuore ma quando, durante la solita telefonata della mattina, cominciai a strappare il telefono di mano a mia mamma per cantare a nonna Elisa "siam te piccoli porcellimmm", la conquistai definitivamente. Nicola diventò Nikkina, poi Suppina (con punte di delirio e in versione filastrocca: supilacchi mucchi mu la più bambola sei tu) e infine Bennussi (Bennussina in versione tenera), che era il massimo che potesse tollerare come assonanza a Benedetta. 

Come tutte le nonne mitiche, la mia aveva un modo tutto particolare di intrattenermi. Le favole non le piacevano e si rifiutava categoricamente di raccontarmele ma, al contrario, aveva una passione smodata per Omero, Dante e Ariosto. Ricordo lunghissimi pomeriggi invernali trascorsi accoccolata accanto alla nonna sul divano, mentre lei mi raccontava le avventure di Ulisse o mi parlava della cruenta guerra di Troia  o  ancora della fuga di Angelica fra i boschi. Il tutto però fino alle sei e mezza del pomeriggio perché a quell'ora la nonna si andava a "ingrattinare" per andare al circolo. Anche allora le tenevo compagnia guardandola incantata mentre sceglieva l'abito da sera che avrebbe indossato, mentre si pettinava, cotonandosi i capelli fino a farli diventare una scultura astratta, mentre si truccava e mentre metteva i gioielli. Se il vestito aveva la lampo sulla schiena e lei mi chiedeva di tirargliela su, andavo addirittura in estasi pensando che la nonna aveva bisogno di me, che le ero necessaria.

La nonna cucinava la mattina, dalle 10 e mezza - orario in cui sorgeva dal letto dopo aver fatto le ore piccole giocando a carte - alle 11 e mezza, rigorosamente in vestaglia; poi si lavava, si vestiva e usciva per la consueta passeggiata a via Dei Mille. Se non c'era scuola, alle dieci e mezza scendevo di corsa le sei rampe di scale che separavano casa dei miei da casa sua, e andavo a cucinare con lei.  Benché  in occasione delle feste comandate casa della nonna fosse teatro di cucinate epocali che coinvolgevano tutte le donne della famiglia, a lei è sempre piaciuto mangiare più che cucinare, e quindi le preparazioni quotidiane erano semplici e poco impegnative - perché passare tutta la mattinata in cucina era una cosa che proprio non tollerava - e in pratica perfette per essere condivise con una bimba di pochi anni. 

La prima cosa che la nonna mi insegnò a cucinare furono le braciolette sul pane, che su di me ormai hanno lo stesso effetto della madeleine di Proust, e perciò mi sembra che questa ricetta - emblema del mio amore sia per nonna Elisa che per la cucina - non possa non avere un posto d'onore su questo blog.


BRACIOLETTE SUL PANE
per 6 persone

300 g polpa di manzo macinata
300 g polpa di maiale macinata
1 uovo
100 g parmigiano grattugiato
la mollica di uno sfilatino bagnata e strizzata
la buccia grattugiata di un limone
erba cipollina, sale, pepe
pane integrale
olio EVO

Non credo sia il caso di dilungarsi sulla preparazione visto che si tratta di banalissime polpette che io aromatizzo con l'erba cipollina e il limone, ma che voi potete aromatizzare a vostro piacimento. Sono ammesse tutte le variazioni sul tema: polpette di solo manzo, polpette di manzo, maiale e pollo, polpette di vitello... con uva passa e pinoli, con aglio e prezzemolo, con la salvia e i capperi... Il vero prodigio delle braciolette sul pane, quello che le rende indimenticabili, è appunto il pane.

Si procede così: dopo aver formato le polpette, si taglia a fette il pane integrale, lo si priva della scorza, e lo si riduce a una dimensione appena superiore a quella della polpetta. Dopodiché si poggia ogni "bracioletta" (perché la nonna le chiamasse così non l'ho mai capito) su un "lettino" di pane (altra definizione partorita dalla nonna).  Sistemare il tutto sulla placca del forno e irrorare ciascuna bracioletta con un filo d'olio che coli uniformemente anche sul crostino, quindi infornare per una cinquantina di minuti a 150° in forno NON preriscaldato.

Quello che poi accade in forno, per me rimane una magia da mago Silvan perché, cuocendo, la bracioletta si incolla letteralmente al suo lettino, ma mentre lei rimane morbida e succulenta, lui diventa deliziosamente croccante. 

Le braciolette si mangiano con le dita e ogni boccone è un morso di paradiso.


In quanto alla mia nonna, è ancora qui con me. Una splendida novantaquattrenne che non rinuncia a indossare twin-set di cachemire ravvivati dall'immancabile doppio filo di perle. La nonna non cucina più da anni ma continua ad amare la buona cucina, la cioccolata, e il whisky scozzese. 
Che donna sofisticata!

10 commenti:

  1. La mia, di nonna, viveva in casa con noi, come accadeva in alcune famiglia qualche decennio fa.
    Mi ha insegnato a pulire tutti gli ortaggi e le verdure di questo mondo e a cucinare i piatti della tradizione napoletana...la amerò sempre!

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  2. Ciao Benedetta,
    che sito carino! Vedo che le visite ci sono, bene!!
    Un saluto anche a Cri
    Laura DR

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  3. @Claudio: vivere nello stesso palazzo è stato un po' come vivere nella stessa casa. Si andava su e giù per le scale di continuo, a volte anche in vestaglia. Si può non amare per sempre una nonna? Per quanto ci pensi, credo di non aver mai sentito dire a qualcuno che avesse una nonna antipatica!
    @Laura: grazie cara, torna a trovarmi. PS: ma lo sai che tutti mi prendono in giro perché parlo di te come della fidanzata di mio marito? Comunque te lo saluto, non preoccuparti.

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  4. e che bella nonna! anche la mia nonna materna non amava cucinare affatto, di lei infatti non conserviamo nessuna ricetta, ma amava intolettarsi :) che belle le nonne!
    ottima idea questa delle polpette con crostino incorporato, te/ve la copio :)

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  5. MI DISTRAI!!! DEVO SCRIVERE LE MAIL E INVECE SO TUTTO SU TUA NONNA.... ed è bellissimo. Naturalmente anche io ho un amore pazzo per la nonna materna che ci ha lasciato a 96 anni. Ogni volta che riempio la macchinetta del caffè ricordo come lo faceva lei, ricordo i suoi gesti delicati per non perdere troppa polvere e quella che cadeva, la raccoglieva in un foglio di carta oleata che metteva sotto la macchinetta (rigorosamente napoletana obviousely!). Altra cosa che ho imparato da lei le polpette, appunto, con basilico e parmigiano, che presto proverò sul famoso crostino. Rimane indelebile il suo pollice pieghevole utilissimo nel confezionamento degli gnocchi! Per quanto lo abbia ereditato ero troppo incantata dal suo!!

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. PS obviousely l'ho sbagliato apposta (è uno scherzo mio)
    PS 2 non voglio fare torto alla nonna paterna che, in realtà, non ho conosciuto! :)

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  8. @Daniela: PS3 - mi sembri parecchio ingrippatella!

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  9. L'ho provata ieri...buonissimissima!!

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  10. Ma grazie! Riferirò alla nonna.

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